Marco Biolchini firma autografi Marco Biolchini Marco Biolchini al Mabic

Quella maledetta seconda pagina

Quando scrivi un romanzo, la seconda pagina è lo scoglio più impegnativo da affrontare. È lei che decreta, nel bene o nel male, se il libro vedrà la luce.

Quando hai una storia da narrare e vuoi metterla in parole, la prima pagina scorre via veloce sotto la foga della novità e dell’entusiasmo. Bastano pochi minuti, a volte un’oretta scarsa, e il programma di videoscrittura ti indicherà che, senza accorgertene, sei già passato alla pagina 2/2.

Ma è lì che può arrivare il blocco: le righe non aumentano più, le parole si inceppano, il tasto “canc” diventa quello più utilizzato. Perché, quando arrivi alla seconda pagina, l’entusiasmo deve lasciare spazio alla ragione, alla programmazione, al calcolo meticoloso degli eventi narrati. Un romanzo non può essere scritto interamente di getto. E così prosegui tra mille fatiche, maledicendo la tua malsana idea di aver creato quel file e ponderando a ogni battuta l’idea di spostarlo nel cestino.

Poi, di colpo, vedi l’indicatore segnalarti che non stai più scrivendo la 2/2, ma la 3/3, e allora capisci che puoi farcela. Se hai sconfitto la seconda pagina, puoi finire la terza, poi la quarta e, con i dovuti tempi, arrivare in fondo.

Ho una nuova idea, un nuovo spunto, un nuovo tema che vorrei trattare e tradurre in un romanzo. E so già che, a breve, dovrò confrontarmi con quella maledetta seconda pagina.